Un 2019 caratterizzato dalla “teologia dell’incarnazione”

Il 2019 è appena iniziato e chissà quanti auguri avrete ricevuto.

Se volessimo prenderli sul serio, che cosa vorremmo augurarci per il nuovo anno?

Mi viene in mente l’espressione “ne perdantur” riferita ai giovani, diventata famosa nella tradizione giuseppina, traducibile in “affinché i ragazzi non si perdano” o “affinché i ragazzi non vadano all’inferno”. Essa sintetizza il fine murialdino verso cui tutte le opere giuseppine dovrebbero essere orientate, identificando l’agire murialdino, avendo come motivazione ultima la propria santificazione o, in altri termini, la propria salvezza. San Leonardo, parlando con i suoi confratelli, diceva:

“Cara la nostra Congregazione, che è un’arca di salute per noi, che ci rimuove dai pericoli, ci spiana la via del Paradiso, ma cara, carissima perché ci dà il mezzo di condurre anime a Gesù, cuori a Gesù, salvare giovinetti, noi strumenti della gloria di Dio.”

Siamo di fronte ad una “teologia dell’incarnazione”, in cui un fine teologico, la salvezza delle anime, viene raggiunto attraverso un metodo antropologico, l’offrire una risposta alle necessità concrete dei giovani poveri come l’accoglienza e la sicurezza di una casa in cui vivere, l’amore di una famiglia, la scuola e il lavoro.

Credo che l’augurio più bello che ci potremmo rivolgere per questo nuovo anno stia proprio in queste poche righe e che esso, in parole semplici, potrebbe essere così formulato: “Ci auguriamo un 2019 ricco di risposte alle richieste di aiuto che riceveremo dai giovani che incontreremo, perché così agendo saremo anche noi diffusori di felicità negli altri e in noi stessi”. Tanti auguri a tutti voi!

 

 

Alessandro Pellizzari – a.pellizzari@murialdoworld.org