Ritornare dall’Africa

Ritornare dall’Africa non è mai facile, raccontarla forse ancora meno. Gli aggettivi incespicano davanti alla quantità infinita delle emozioni che si provano.

Quando il 26 dicembre sono partito per la Sierra Leone dopo 10 anni di assenza, dentro di me ero combattuto da sentimenti contrastanti: il desiderio di rivedere persone, ambienti realtà con cui avevo convissuto per 25 anni e la paura di ritrovarmi pesce fuor d’acqua perché troppo tempo era passato.

Nel 2007 quando mi fu chiesto di lasciare quel luogo di missione per continuare ad essere prete giuseppino in un’altra terra e cultura, in Sierra Leone si stava uscendo con fatica dai postumi di una guerra interna che durava ormai da quasi dieci anni e che aveva portato allo sconvolgimento del tessuto sociale, alla distruzione di tante famiglie per almeno due generazioni di giovani.

Erano stati annullati tanti sforzi fatti per cercare una quotidianità meno sofferta, con meno malattie. Se ne era andata la speranza che attraverso la formazione professionale e l’educazione scolastica si potessero formare delle persone capaci di scegliere con responsabilità il proprio futuro.

L’ho lasciata con profonda nostalgia e con trepidazione per un proprio futuro non chiaro e incerto. Durante questi anni, da lontano, ho continuato a seguirla nella sua incerta rinascita, pur sapendo che molto difficilmente vi avrei fatto ritorno.

L’ho seguita, anche se lontano fisicamente, nello sforzo fatto dalla popolazione, dai missionari, dalle istituzioni e dalle ONG affinché i bambini soldato ritrovassero la capacità di reinserirsi in quella società che avevano combattuto e distrutto.

L’ho seguita nello sforzo di ricostruire le infrastrutture, le scuole, gli ospedali, le case, i pozzi, le strade e lo sviluppo del commercio interno ed esterno.

L’ho seguita nella calamità dell’Ebola che a solo pochi anni dalla guerra ha reso ancora una volta tutto più difficile.

Eppure ogni volta i sierraleonesi non si sono sentiti sconfitti, non si sono dati per vinti ma hanno ricominciato da capo.

Ne sono stati capaci anche perché, credo, non si sono mai sentiti lasciati da soli, soprattutto da parte dei missionari e di quegli organismi cristiani che da sempre han scelto di condividere insieme gioie, fatiche, sconfitte e delusioni.

Non si superano le difficoltà con la distinzione noi e loro (noi bianchi abbiamo, noi sappiamo, noi possiamo…, loro non hanno, non sanno, non possono, ma con la condivisione perché tutti abbiamo, anche se in forma diversa, tutti sappiamo anche se in maniera diversa, tutti possiamo… se condividiamo).

Il ritornare dopo 10 anni mi ha felicemente confermato questo.

Tante le realtà nuove: luce elettrica, strade asfaltate, costruzioni, tante, non più di terra ma di cemento, commercio, scuole… ma anche inquinamento nelle città, sia per i fumi che per i rifiuti, sistema sanitario che stenta a decollare o a funzionare, sistema scolastico ancora carente…, deforestazione selvaggia a causa dello sfruttamento da parte di organismi stranieri con nessuna attenzione per l’ambiente e ancora tanta, troppa povertà.

Una presenza della Catholic Mission (tra i quali anche noi Giuseppini – Murialdo World Onlus – Engim Ong) ancora forte, propositiva e di stimolo anche nel sociale, sempre attenta ai più poveri tra i poveri, che si esprime con una costante “presenza sul campo”, con la costruzione di scuole, dispensari medici, pozzi, ponti per facilitare le comunicazioni tra villaggi all’interno della nazione, con il sostegno a distanza che aiuta le famiglie a mandare i bambini a scuola, con il pasto quotidiano per chi frequenta, con l’aiuto finanziario per avere accesso a cure mediche indispensabili ma che non possono permettersi…

Il mio viaggio di ritorno in Sierra Leone, anche se breve, ora lo so, aveva una meta: rinsaldare quei legami di relazione con le persone con cui ho condiviso tanti anni in terra d’Africa, per vivere qui e ora con quello che ho, aspirando all’essenzialità, immaginando il futuro come qualcosa di plasmabile dalle mie scelte. Non lo avrei sperimentato se non fossi partito, non lo avrei capito se non fossi tornato.

p. Giambattista Nicolato