Qual è il tuo SROI?

Caro lettore,

sai che cosa ti dico? Impact oriented, startup, social impact outlook, stakeholder, input, output e, visto che ci sono, outcome ! Se in questo momento fossi di fronte a te, che cosa mi diresti?

… hai ragione!

Scherzi a parte, penso che lo stiamo notando tutti che nell’economia anche “sociale” oramai queste parole stiano entrando nel gergo comune.

Lo stesso accadrà, lo vedrete nel giro di qualche anno, anche per lo “SROI”, letteralmente Social Return On Investment. Esso rappresenta uno degli indicatori più moderni per la valutazione dei benefici generati dalle organizzazioni sociali. Il suo obiettivo è quello di cercare di valutare, dal punto di vista economico, gli impatti sociali creati sia a favore dei beneficiari diretti dell’ente sociale, oggetto dell’analisi, e sia rispetto al territorio in cui esso opera.

Concretamente si propone come una frazione in cui al numeratore (“sopra” la linea di frazione) si inserisce il valore dei benefici generati, al netto dei costi diretti sostenuti per creare tale beneficio, e al denominatore (“sotto”) si mettono gli investimenti effettuati per la realizzazione dei progetti sociali dell’ente di riferimento.

Se, per esempio, un’associazione si presenta con uno SROI pari a 2, vuol dire che ogni euro investito in essa genera due euro di valore sociale, cioè di benefici per i destinatari dell’attività sociale svolta.

Come ogni indicatore sintetico, anche questo ha i suoi limiti. Usando le parole utilizzate in merito dal report della Lega del Filo d’Oro, uscito ad aprile scorso in allegato alla rivista “Vita”, «la metodologia SROI non è scevra di limiti, primo fra tutti la soggettività intrinseca nella misurazione, nella scelta dei confini dell’analisi e nella definizione stessa di beneficio sociale».

Personalmente credo che questo tentativo di quantificare, in termini economici, il valore generato dal mondo cosiddetto “no-profit” sia da accogliere con positività. Esso, infatti, aiuta a comprendere meglio quanto “bene” anche economico viene generato da questo “Terzo settore”, il cui nome stesso, “terzo” o forse “residuale”, fa intendere il livello di considerazione che esso gode attualmente nelle politiche economiche che contano.

A questo punto, caro lettore, non so se queste poche righe siano riuscite a farti capire pienamente che cosa sia lo SROI. Spero almeno che, dopo aver letto queste mie povere parole, se qualcuno passeggiando per strada ti chiederà quale sia il tuo SROI, non gli risponderai con una parolaccia!

Alessandro Pellizzari – a.pellizzari@murialdoworld.org