Le speculazioni in Italia – Focus Economia

Cari lettori,
in questi mesi ho avuto il piacere di confrontarmi con uno di voi che mi ha scritto in merito alla “decrescita felice”. Il dottor Luigi Vedovato di Camposampiero (Padova) mi ha anche inviato una proposta di petizione che vi riporto letteralmente per avere, se lo riterrete opportuno, un vostro parere.
Il tema del lavoro, che piaccia o no, è fortemente influenzato sia dallo stile economico imprenditoriale (crescita o decrescita?) e sia dallo stile economico finanziario (speculazione o visione di lungo periodo?).
Che San Giuseppe, umile e affidabile archetipo di piccolo imprenditore, ci accompagni in questo periodo di forti cambiamenti micro e macro economici.

Email del 14/12/2016:

“Egregio Alessandro Pellizzari,
la ringrazio per il cortese riscontro e ben volentieri aderisco al suo invito per un dialogo sul tema decrescita felice.
Mi fa piacere aver trovato sintonia di pensiero nel senso di considerare impossibile la realizzazione della decrescita felice, esattamente per i due motivi da lei indicati.
Concordo pure sull’auspicio di una individuale progressiva adesione ad uno stile di vita non in linea con il consumatore ideale e cerco di farne il mio stile di vita: coltivo l’orto, riuso e riparo le cose, ecc. e con questo sento di migliorare la mia personale percezione di benessere e quindi la qualità di vita, riducendo pure le spese. Lo facevo anche prima di andare in pensione e a maggior ragione adesso, anche per dare un esempio ai miei nipoti.
Ma il problema, come lei annota, sta nell’ambito macroeconomico.
Ben ricordo il clima economico sociale (euforico, direi) degli anni sessanta/settanta: dopo il diploma in ragioneria (al Brandolini) e meglio ancora dopo la laurea in economia, nessuno di noi si poneva il problema dell’occupazione. Si trattava solo di scegliere il lavoro o l’azienda, oppure la libera professione; nessun parcheggio in attesa se non per qualche settimana.
Il confronto con le prospettive dei giovani di adesso è del tutto impietoso, come ben sappiamo.
Come possiamo teorizzare per loro la decrescita felice?
Ribadisco: è quanto meno un’espressione infelice. La definirei infelice e provocatoria.
Ogni settore ed ogni azienda nel libero mercato ha la necessità vitale di potersi considerare in espansione, magari di poco, ma deve avere un trend positivo. In caso contrario si innescano spirali perverse non controllabili.
Diverse considerazioni si possono fare se interviene la mano pubblica, ma qui si aprono scenari improbabili:
A) L’UE non consente aiuti pubblici …
B) Il socialismo reale ha fatto il suo tempo ed i risultati sono stati spesso nefasti.
Quanto all’idea di cedere il personale surplus di reddito alle aziende/persone che lo possano investire, osservo:
A) Potrebbe avvenire mediante l’acquisto di azioni, se il mercato azionario fosse “sano”, se non fosse cioè in mano alla speculazione puramente finanziaria. Su questo argomento credo che si potrebbe fare molto, iniziando magari con il vietare le vendite allo scoperto, gli swap, i derivati …
B) Potrebbe realizzarsi banalmente mediante redistribuzione per via fiscale mediante fondi di rotazione (come già viene fatto, ma in quote omeopatiche).
Le donazioni liberali le vedo invece con favore se vanno ad aiutare i paesi in via di sviluppo, anche per ovviare al triste fenomeno delle migrazioni, evitando però accuratamente di finanziare i politici di regimi non democratici e/o non controllabili.
Saluti cordiali.
Luigi Vedovato”

Segue l’email del 17/1/2017, contente la stimolante proposta di petizione che vi giro pari pari:Finanza

“Egregio dr. Pellizzari,
desidero dare seguito alla mia precedente email per formulare una proposta.
Premesso che:
– Papa Francesco nell’enciclica “ Laudato si’ ” ha individuato, condivisibilmente, nell’attuale funzionamento della finanza una forte responsabilità nell’aggravarsi degli squilibri economici e sociali;
– a livello mondiale il problema non sembra risolvibile, visto che pure Obama ci aveva provato ma senza successo.
In Italia ora si stima in 4.000 miliardi la liquidità vagante in cerca di opportunità, tra una bolla speculativa e l’altra.
Se questa mole di risparmio venisse in parte consistente convogliata nella ricapitalizzazione di aziende sane o per la crescita di nuove, forse si porrebbero le premesse anche per la crescita (non drogata) dell’economia reale e quindi dell’occupazione.
Ritengo, certo ingenuamente, che se il mercato azionario non fosse inquinato dalle transazioni spiccatamente speculative (allo scoperto, a premi, ecc.) e se la Consob e magari anche la Banca d’Italia venissero sostituite o affiancate da un apposito ente a controllo statale, le abbondanti risorse già disponibili potrebbero generare una vera crescita (la decrescita felice ce la teniamo invece ben stretta noi pensionati). Inoltre, un mercato finanziario nazionale serio diverrebbe attrattivo anche per risorse straniere.
La proposta che intendo formularle è la seguente:
proporre una petizione on-line per la messa al bando, in Italia, delle transazioni finanziarie speculative, che lei meglio potrebbe individuare.
Sappiamo bene che è molto difficile intaccare i poteri della finanza, ma una forte istanza popolare potrebbe trovare ascolto in qualche palazzo della politica e non voglio considerarla una battaglia persa in partenza.
Lei avrà sicuramente la competenza e gli agganci per formulare adeguatamente la proposta da far girare negli appositi siti on-line.
Mi auguro di incontrare la sua condivisione.
La ringrazio per l’attenzione e la saluto cordialmente.
Luigi Vedovato”

 

Articolo originale di Alessandro Pellizzari su Vita Giuseppina 2017/03