IL POPOLO SENZA PACE

Lettera aperta dalla Sierra Leone…(missionario giuseppino d. Maurizio Boa)

14 agosto 2017 una devastante frana sconvolge il paesaggio a Regent sulle colline di Freetown.

Sono circa le 6.00 del mattino, c’è chi dorme , chi si prepara per andare al lavoro. Non c’è scuola e i bambini dormono. Fuori piove, una pioggia incessante da giorni che gela la temperatura e costringe a casa.

Improvvisamente la terra si muove e scivola verso valle. Fango e acqua, acqua e fago che tutto travolge e lascia il vuoto dietro di sé.

…e comincia una nuova tragedia per questo popolo senza tranquillità, senza pace.

Per lo più povera gente scappata dalla foresta che cerca possibilità di vita nella capitale. E’ l’urbanesimo che svuota le campagne dove la vita è più dignitosa e porta la gente e vivere di stenti e di espedienti in capitale.

Negli anni si costruiscono anche la casa dove possono o meglio dove non potrebbero. Scompare la bella foresta e sorgono villaggi, centro abitativi privi di qualsiasi basilare servizio. Ma così si fa qui spesso contro la volontà del governo che non sa come o non può fronteggiare la situazione.

2012 alluvione durante la stagione delle piogge

2015 alluvione durante la stagione delle piogge

2017 catastrofe durante la stagione delle piogge

Centinaia di morti, centinaia di dispersi che non si sa più come e dove cercare

500 i morti? Chi lo sa

600 i dispersi? Chi lo sa

Le cifre ballano e la gente si dispera.

Ci si affretta a seppellire i corpi o quello che resta di essi; c’è paura di epidemie.

Lo si fa in fretta e con dignità. Le autorità sono presenti, Presidente per primo. Il cimitero è a Waterloo, lo stesso che ha accolto i morti di Ebola. Si è pianto allora e si piange oggi.

L’immagine dal satellite mostra il notevole danno: dove c’erano case e vita ora c’è una distesa di fango…Ancora un trauma per questa gente che ancora non era completamente uscita dal trauma della barbarica guerra e della devastante epidemia di ebola.

Sono stato a SScamp (Regent), dove è stato istituito un centro di raccolta dei sopravvissuti.

Ho visto la devastazione causata dalla slavina e il pianto e la disperazione della gente colpita.

Invocano i nomi dei loro cari, li cercano nella folla. Un ragazzo di 14 anni era in vacanza, torna, cerca casa e famiglia e trova il vuoto e si guarda attorno cercando un volto conosciuto, una voce amica.

E ora i soccorsi

Arrivano da tante parti e i vari centri organizzato dalla Croce Rossa, dal Ministero della Sanità e anche da privati sono a disposizione di chiunque possa o voglia dare cibo, riparo e nuova vita alla gente che ha perso tutto.

Caritas, Salesiani sono i nostri punti di riferimento e ci siano proposti di ospitare nelle case famiglia Murialdo quanti più orfani riusciremo a sistemare.

I sopravvissuti non sono soli. La solidarietà e la forte capacità di resistenza di questo popolo fanno sperare che presto possano ritrovare non solo conforto ma rinnovato impegno di vita.