Gratuità non è gratis ma prezzo infinito

Gratuità non è gratis ma prezzo infinito

Qualche tempo fa, prima di andare a dormire ho letto il capitolo del libro di Luigino Bruni e Alessandra Smerilli, “Benedetta economia”, dedicato al Santo e alla “scuola francescana”. Mi sono rimaste impresse un paio di preziose intuizioni economiche che qui vi riporto.

Innanzitutto l’idea che le “cose” valgono in base alla loro scarsità. Se pensate, di primo acchito, ciò non rivela niente di nuovo per noi che viviamo nel XXI secolo, immersi nella logica del libero mercato in cui un bene, se richiesto, più è raro e più vale. Quest’idea risulta un po’ meno facile da comprendere se per “cosa” scarsa intendiamo anche l’ascolto gratuito di un amico o il gesto d’amore autentico. Questi ultimi sono beni essenziali per la felicità di una persona ma spesso sono poco presenti nella nostra vita quotidiana, quindi valgono molto.

San Francesco diceva, riferendosi all’elemosina: «Per una cosa che vale un denaro io ti verserò mille marchi d’argento, anzi mille volte di più. Perché il servo di Dio offre al benefattore, in cambio dell’elemosina, l’amore di Dio, a confronto del quale tutte le cose del mondo e anche quelle del cielo sono nulla». Ciò vuol dire che, se dovessimo pagare in denaro l’amico o la persona che ci ama per i suoi gesti “gratuiti” di attenzione e di affetto, non basterebbero neanche i soldi di Mark Zuckerberg, fondatore e proprietario di Facebook.

In altre parole, secondo la visione che il Santo di Assisi secoli fa ci ha lasciato in eredità, il prezzo della gratuità, dell’amore e, in generale, dei beni relazionali non è nullo, cioè gratis, ma addirittura infinito e l’uomo più ricco del mondo è colui che ha il maggior numero di beni relazionali e non di “cose” materiali.

Alessandro Pellizzari – a.pellizzari@murialdoworld.org