Focus Economia – Bilancio sociale o dichiarazione dei redditi? Pt.2

Cari lettori,

nel precedente articolo abbiamo visto assieme come la situazione economica intesa in senso “statico” sia indifferente agli occhi di Dio e invece condizionante dal punto di vista dell’uomo, in quanto il “dio denaro” è sempre in agguato.

Qui di seguito la seconda e ultima parte di un piccolo estratto della mia tesi di baccalaureato in sacra Teologia.

Se invece la “situazione economica” viene intesa in senso “dinamico”, quasi come il “video” o la “trama” di un periodo di tempo più o meno lungo, come la quantità di ricchezza materiale accumulata frutto di un percorso di vita, essa è certamente, dal punto di vista cristiano, condizionante per la salvezza umana.

La qualità morale del denaro e in generale della ricchezza economica è determinata dalla loro dinamica, generata dall’uomo, e cioè sia dal modo con cui sono state prodotte e sia dal modo con cui sono state usate.

La “situazione economica” di una persona in un certo momento, quindi l’essere poveri o ricchi, può essere sintomo di “buona” moralità se il poco o tanto denaro posseduto è stato prodotto lecitamente e nel rispetto dei diritti umani ed è stato usato per il bene proprio e di tutta l’umanità, non avendolo divinizzato ma avendo messo l’uomo al centro delle scelte economiche. Al contrario, può essere sintomo di “cattiva” moralità, o di immoralità.

Se volessimo continuare con la metafora, si potrebbe dire che per entrare nel regno di Dio ogni persona dovrà presentare non tanto la propria “dichiarazione dei redditi”, cioè la sua situazione economica in un determinato momento, ma il “bilancio sociale” della propria vita, cioè come ha prodotto e come ha usato nella sua vita la ricchezza economica.

bilancio

Articolo originale di Alessandro Pellizzari da Vita Giuseppina 2017/02. La prima parte qui.