Economia di vocazione

Nel mondo economico religioso non passa anno che non si discuta della questione “Come coinvolgere i collaboratori laici nella gestione delle opere e dei beni”.

Normalmente l’argomento provoca nei religiosi due sensazioni apparentemente contrastanti: una di timore e una di speranza. Non vi sembra che alla fin fine siano giuste entrambe? L’una aiuta nel selezionare bene e senza fretta i collaboratori laici a cui via via offrire ruoli di sempre maggiore responsabilità e l’altra permette di vivere positivamente il momento di forte cambiamento e crisi che tutte le congregazioni religiose stanno attualmente vivendo.

Diciamo che per un laico economista non è facile capire i principi economici prioritari gravitanti attorno agli enti religiosi in quanto essi spesso sono inscindibilmente associati ad importanti principi teologico – cristiani. Personalmente, pur riconoscendo l’esistenza di queste difficoltà, credo fortemente nella necessità di far dialogare la scienza economica con la scienza teologica.

La situazione economica difficile che tutti stiamo vivendo sta forse aiutando sia i religiosi che i laici a capire che nell’affrontare le sfide che essa ci prospetta gli uni hanno bisogno degli altri e viceversa.

Io credo che tutti noi, laici e religiosi, abbiamo in questa vita un cammino in comune da percorrere e che, all’interno del mondo ecclesiale, all’aumentare del livello di responsabilità debbano parimenti aumentare anche i livelli di competenza tecnica e di adesione carismatica. Ciò vale sia per i laici che per i religiosi; probabilmente i laici contribuiranno più nell’ambito della competenza tecnica e i religiosi più in quello dell’adesione carismatica, ma entrambi devono crescere in tutti e due i campi.

Con un gioco di parole potremmo dire che stiamo vivendo un periodo storico in cui si sta riscoprendo una sorta di “economia di vocazioni” in cui le diverse vocazioni si uniscono in comunione per prendere le redini dell’economia e per riportarla al suo scopo originario settecentesco di “scienza della pubblica felicità”.

Alessandro Pellizzari – a.pellizzari@murialdoworld.org