Attenzione alla “ingegneria finanziaria”!!

Anche le banche per finanziare un istituto religioso non chiedono più, solo, alcuni immobili su cui mettere una bella ipoteca a loro garanzia, ma soprattutto la dimostrazione di avere delle attività che sono economicamente sostenibili nel tempo. Questo è quanto mi ha riferito, poche settimane fa, la responsabile “mutui” di una nota banca.

La vera domanda, però, sapete qual è per me? Perché dobbiamo aspettare che siano le banche a dirci che l’equilibrio economico è, in una visione prospettica, più importante del valore di un patrimonio immobiliare?

Negli istituti religiosi, se si vuole continuare a perseguire la propria missione, c’è bisogno chiaramente di accelerare il passaggio culturale dal concetto di “amministrazione”, dove l’obiettivo è solamente essere conformi alle norme da buoni contabili e l’orientamento è quello esclusivamente patrimoniale (quanto valgono gli immobili che abbiamo in proprietà?), a quello di “gestione”, in cui oltre agli aspetti patrimoniali e contabili, se ne aggiungono altri come quelli economici e gestionali (esempio, attenzione alla buona conduzione economica delle opere quali scuole, case famiglie, oratori strutturati e imprese sociali).

Missione e sostenibilità economica devono sempre andare di pari passo ed essere gestite come se fossero “due facce della stessa medaglia”; solo in questa maniera si può garantire la continuità e lo sviluppo delle opere con le quali si realizza la missione.

Tale considerazione è ancora più valida se si aggiungono la crisi economica, il forte calo delle vocazioni, la poca preparazione in ambito gestionale, il crollo del mercato immobiliare, il crescente debito bancario accumulato dagli istituti religiosi nella gestione delle opere.

Se si rinvia o sottovaluta il tema della sostenibilità economica si rischia di perdere la libertà a favore degli istituti bancari. Le vendite patrimoniali effettuate dagli istituti religiosi nell’ultimo periodo sono sempre più indirizzate a finanziare le perdite generate dalle attività operative, non comprendendo forse pienamente che, così facendo, non solo non si risolvono i problemi, ma si rischia di “finanziarli”.

Bisogna assolutamente evitare di tamponare con la leva del credito o, in altri termini, con l’altisonante “ingegneria finanziaria”, il problema operativo che dà origine alla non sostenibilità economica.

Concludo facendo mie queste parole del prof. Marco Grumo, direttore della divisione di economia “Non Profit” dell’Università Cattolica di Milano: «La sostenibilità economica è quindi un percorso preciso da attivare per tempo e con competenza, rifuggendo da eventuali “scorciatoie”, incluse quelle finanziarie».

Alessandro Pellizzari – a.pellizzari@murialdoworld.org